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AI BARONI IO PREFERISCO RATZY

                      

Benvenuti nel Medioevo

Nell'era di internet, dell'I-phone,di MSN e dei messaggini come nuova frontiera della comunicazione
C'è ancora un regno
dove esistono i pedaggi,esistono i privilegi e diritti di una classe che di blu non ha il sangue
ma ha il mezzo di locomozione,pagato dai sudditi come pagata è la sopravvivenza delle loro dinastie

C'è ancora un regno dove il piccolo Monarca si conquista
i suoi baroni garantendogli impieghi e contratti
dove un piccolo Monarca pone e dispone della vita dei suoi sudditi
qui non esistono favole
esistono le tristi realtà che in pochi sanno
E' il Regno dell'università Italiana

Cominciamo da un caso di Modena per il quale mi son ispirato ad un recente articolo
del Corriere della Sera
e poi mostriamo la bella situazione del Rettore Guarini e della sua figlia,
il famigerato Rettore
che autorizzando la manifestazione all'interno della Città universitaria ha creato
più caos e discussioni della Caduta di Prodi..


A Modena è accaduto di recente un fatto assai curioso sollevato dall'oncologo Massimo Federico: un professore associato in dermatologia è diventato ordinario in una prova bandita dal corso di laurea in odontoiatria. L'idoneo ha 36 anni e si chiama Giovanni Pellacani. E' il figlio del rettore, Giancarlo Pellacani (che ha anche un altro figlio docente a Giurisprudenza). Durante la seduta per la chiamata, tre professori hanno votato contro. Uno di questi è l'ex preside della facoltà di Medicina, Maurizio Ponz de Leon: "Non si è mai verificato, almeno negli ultimi trent'anni di storia della nostra facoltà, che un ricercatore riuscisse a diventare ordinario in soli 6 anni e 4 mesi dalla nomina a ricercatore. Certo, potrebbe avvenire per meriti eccezionali. Ma, come visto dall'esame del curriculum, questi meriti non esistono".


Federico chiede informazioni  e qualche settimana dopo, non ottenendo risposte, denuncia tutto alla Procura. Da allora sta perdendo ogni incarico: dalla presidenza della commissione contratti e contenzioso alla direzione della scuola di oncologia. Una convenzione con l'Istituto superiore di sanità, che ha promesso 148mila euro all'università per le ricerche da lui coordinate, è bloccata. E persino nel giornalino dell'università si evita accuratamente di parlare della pur prolifica attività di Federico e dei suoi collaboratori. Il professore, però, non molla. E pochi giorni fa è tornato a chiedere le dimissioni del rettore.

Il magnifico, dal canto suo, reagisce: ha querelato il professore ribelle, che aveva illustrato, in un incontro pubblico, le analogie tra le sue ricerche sulle sindromi familiari e "l'albero genealogico della famiglia Pellacani".

Quello di Modena è solo uno dei tanti fronti caldi della protesta contro i presunti casi di nepotismo nelle università.

 L'altro caso interessante è la Sapienza di Roma, dove le polemiche per il mancato incontro con papa Benedetto XVI sono riuscite a far passare in secondo piano la bufera che s'era addensata sul rettore, Renato Guarini. Pochi giorni prima dell'invito del pontefice, Guarini è stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio: la procura di Roma indaga su un possibile scambio di favori con l'architetto Leonardo di Paola, docente di Estimo ma anche presidente della Cpc, la società che si è aggiudicata i lavori (8,8 milioni di euro) per la realizzazione del parcheggio della città universitaria.

Di Paola è anche il presidente della commissione che ha promosso Maria Rosaria Guarini, figlia del rettore, a ricercatrice in Estimo. Anche in questo caso la denuncia è partita da un docente universitario, Antonio Sili Scavalli, già autore di un'altra denuncia sull'intreccio tra cattedre e appalti.

Alla Sapienza insegna anche Tommaso Gastaldi, ricercatore di Statistica. Mesi fa previde: una rivoluzione sta per scuotere l'università italiana. "Si sta creando un incredibile fronte compatto di persone di buona volontà che va da Napoli a Siena... Possiamo veramente creare un'onda sismica... - scrisse nel suo blog, Concorsopoli". I casi di Modena e Roma mostrano che il terremoto è già in atto: è la rivolta contro il sistema di cooptazione dei professori universitari, spesso assimilato all'affiliazione mafiosa. Dopo i primi scandali di Bari, Bologna, Firenze, Siena, Macerata, Messina e le inchieste che sono seguite, la parola d'ordine è attaccare la "razza barona", la casta che manda in cattedra figli, nipoti, cugini e amanti - ma anche amici e compagni di partito, frammassoni, colleghi di cordata.

SEGNALATEMI QUALUNQUE CASO
INIZIAMOLI A DENUNCIARE
E' L'ORA!


P.S. DIMENTICAVO.... GUARINI DIMETTITI!


Pubblicato il 28/1/2008 alle 14.0 nella rubrica Diario.

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